10 02 2016 Autore Nome: Elena Bianco Cognome: Bianco

SHEKHAWATI, I MURI RACCONTANO

Immaginatevi un palazzo sontuoso, completamente affrescato in facciata. E pensate che i suoi ricchi abitanti l’abbiano abbandonato a sé stesso da tempo, lasciandolo a memento di epoche dorate che furono, silenzioso fantasma in mezzo ad un’arida pianura.
Sono le suggestioni che proverete visitando gli haveli (termine persiano che significa “spazio circoscritto”), le spettacolari residenze dello Shekhawati, una piccola regione nordoccidentale del Rajasthan, a triangolo fra Bikaner, Jaipur e Delhi.

La storia e il progresso hanno segnato il destino di questi palazzi e dei loro proprietari. Erano infatti le case dei Marwari, una casta di commercianti originari del Marwar, area vicino a Jodhpur, che a partire dal XVII secolo trafficarono in pietre preziose, stoffe, oppio proprio in questa zona di connessione tra le rotte carovaniere indiane che attraversavano il deserto del Thar e la Via della Seta.
Le enormi ricchezze ottenute con questi traffici erano celebrate nelle fastose residenze, che arrivavano ad avere fino a quattro cortili interni (per accogliere gli ospiti e proteggere le donne dagli sguardi esterni) e completamente affrescate sia all’interno, sia all’esterno con dipinti che oggi ci sembrano una vera e propria saga Pop, vuoi per i colori intensi di figure e decori, vuoi per la semplicità a volte naif dei pittori locali, vuoi per i contenuti, fra epopee del Ramayana e del Mahabharata e storie di famiglia.
Una di queste dimore, Nand Lal Murmuria a Mandawa sorprende gli italiani per un particolare divertente. I mercanti ovviamente giravano il mondo e, tornati a casa, chiedevano ai pittori di illustrare sulle loro magioni le meraviglie viste in Occidente. In questo Haveli – fra i più recenti del 1939 – si vedono dipinti piazza San Marco e il ponte di Rialto.
La Bansi Dar Nevetia del 1910 invece, porta sui suoi muri i segni della nuova epoca, un treno, un aereo, un’auto. Sono i mezzi di locomozione che firmarono la condanna dei traffici dei Marwari, superati dalla velocità delle comunicazioni e che indussero queste famiglie a chiudere le sontuose dimore o a lasciarle in custodia ai servi, per trasferirsi nelle grandi città, soprattutto Bombay e Delhi.
Lo Shekawhati rappresenta un’anomalia del Rajasthan, Stato fra i più conosciuti turisticamente. Il suo tesoro, diverse centinaia di haveli fra Alsisar,Nawalgarh,  Mandawa e Fatehpur, versa in diversi casi in precarie condizioni.
Se alcuni Haveli sono stati ristrutturati ed utilizzati come edifici pubblici o come affascinanti alberghi, tanti purtroppo sono fatiscenti e alcuni ormai ruderi. Sicuramente è affascinante andare alla scoperta di un palazzo abbandonato, ma talvolta non si riescono a visitare gli interni perché chiusi o pericolanti e in altri casi ancora i dipinti sono talmente degradati che piange il cuore.
Sicuramente un turismo di massa in non gioverebbe a questa regione, ancora molto poco sviluppata ma che ha, nella sua semplicità rurale parte della sua attrattiva. Sarebbe però necessario che queste meravigliose abitazioni venissero salvaguardate, cosa che praticamente mai possono fare i privati eredi delle famiglie Marwhari, che solo in alcuni casi continuano a vivere nelle loro dimore avite.
Elena Bianco – Foto di Marco Restelli

Ti è piaciuto quello che hai letto? Lascia la tua opinione.

css.php
Vai alla barra degli strumenti