16 03 2016 Autore Nome: Sonia Sgarella Cognome: Sgarella

PUNJAB: LA TERRA DEI SANTI GUERRIERI

Il cuore pulsante dello stato , nonostante non ne costituisca la capitale, è certamente Amritsar, la sede del tempio più sacro in assoluto per la religione Sikh. E’ qui, all’interno del magnifico Tempio d’Oro che vengono custodite gelosamente e degnate delle più rigorose attenzioni, le sacre scritture della fede tra cui ovviamente il più importante, l’Adi Granth.
Conosciuto localmente con il nome Harmandir Sahib o semplicemente Hari Mandir, che significa “il tempio di dio”, lo splendido Tempio d’Oro venne commissionato inizialmente nel 1588 dal quinto Guru, Guru Arjan Dev e poi ricostruito più volte nel corso dei secoli a causa di diversi attacchi che lo distrussero o danneggiarono gravemente.

L’aspetto attuale lo vede come una bellissima struttura d’oro risplendente che emerge dalle acque di una grandissima vasca sacra, l’Amrit Sarovar – contenente, secondo la tradizione, il sacro nettare dell’immortalità – e il tutto circondato da grandi edifici di marmo bianco. Il Gurudwara è aperto tutti i giorni e chiunque, di qualunque religione, credo e nazionalità, viene accolto come un’ospite gradito. Non si fa differenza di casta o di classe sociale, né all’interno del tempio stesso dove vengono cantati i versi sacri, né tantomeno all’interno della cucina comune (Langar), che offre pasti gratuiti ad ogni pellegrino.

L’esperienza del Tempio d’oro dunque consiste proprio in questi due aspetti: godere dell’atmosfera sacra che ne contraddistingue il luogo religioso e condividere un pasto comune con centinaia di sconosciuti, un inno al principio base dell’eguaglianza che è fondamento della religione sikh. Circa 10.000 chapati e un’enorme quantità di lenticchie vengono cucinati ogni giorno da decine e decine di volontari e serviti con la massima efficienza in grande sala comune: ricchi e poveri, colti e ignoranti, indiani e stranieri, tutti condividono lo stesso cibo seduti per terra l’uno accanto all’altro.

I momenti migliori per visitare l’Hari Mandir sono il mattino presto, l’ora del tramonto e la sera quando una processione di fedeli accompagna il libro sacro che dal tempio principale viene trasportato nella “sala del riposo” all’interno dell’Akal Takht, l’edificio che si trova esattamente opposto all’ingresso, oltre il ponte conosciuto con il nome di Guru’s Bridge. Trattato come se fosse una persona che alla sera si mette a dormire, l’Adi Granth venne infatti nominato da Guru Gobind Singh, – che si incaricò della revisione prima della sua morte nel 1708 come “l’ultimo Guru vivente” e quello che avrebbe dovuto prendere il suo posto alla guida della comunità.

Tra le altre cose da non perdere durante un visita in Punjab sono certamente i festival: il Capodanno sikh (Baisakhi) che si festeggia in aprile, il Kila Raipur Sports Festival, nel mese di febbraio e ancora l’Holla Mohalla, momento in cui i sikh celebrano la fondazione del Khalsa con spettacoli di arti marziali e rievocazioni di battaglia.

A circa 30 chilometri dalla città, presso la località di Attari, è inoltre possibile assistere tutti i giorni alla curiosa cerimonia di chiusura del confine tra India e Pakistan in cui i soldati dei rispettivi stati si esibiscono in una sorta di sfida teatrale incitati dalle folle degli abitanti che assistono allo spettacolo comodamente seduti sugli spalti che si trovano a lato della strada.

By Sonia Sgarella

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