16 03 2016 Autore Nome: Sonia Sgarella Cognome: Sgarella

PUNJAB: LA TERRA DEI SANTI GUERRIERI

E’ il Punjab, la terra dei “cinque fiumi”, lo stato indiano con le entrate pro capite più alte del paese che qui raggiungono quasi il doppio rispetto alla media nazionale. Una terra di lavoratori, di contadini e di braccianti, tanti dei quali impiegati nell’industria zoologica e casearia e che producono quasi un quarto del fabbisogno di cereali dell’intera nazione nonché un terzo dei prodotti latticini.
Ma il Punjab è anche e soprattutto una terra di guerrieri, la patria della popolazione sikh indiana che ha fatto di questo territorio, diviso oggi tra India e Pakistan dai tempi dell’indipendenza e della cruenta spartizione del 1947, il luogo di nascita e di sviluppo di una delle fedi più interessanti ed egualitarie di tutto il subcontinente.

Fondata da Guru Nanak, che nacque nel 1469 in un villaggio presso Lahore (oggi Pakistan), la religione sikh fiorì come una sorta di alternativa a tutti quei riti senza fondamento, superstizioni e dogmi che a quel tempo venivano spacciati come religione dai diversi sistemi clericali ma soprattutto come tentativo di ristabilire un ordine egualitario in una società marcatamente divisa in caste e che non dava nessuna dignità alla figura femminile.
La religione sikh è strettamente monoteista, crede in un dio che sia onnipresente ed onnipotente, che si manifesti attraverso la sua stessa creazione; un dio senza inimicizia e senza odio, che creò l’uomo non per punirlo dei suoi peccati ma per aiutarlo a ritrovare la saggezza perduta a favore dell’ignoranza; un dio Nirguna, “senza qualità né forma”, che non debba essere quindi venerato sotto forma di idolo, bensì di insegnamenti.

Il termine sikh significa “discepolo” e definisce quindi colui che crede negli insegnamenti di Guru Nanak e dei nove maestri che a lui sono succeduti. Tali insegnamenti sono raccolti nelle 1430 pagine dell’Adi Granth (chiamato anche Guru Granth Sahib), la sacra scrittura, i cui versi vengono cantilenati in continuazione all’interno dei templi sikh, i cosiddetti Gurudwara.

Nonostante l’esempio di grande spiritualità tramandato dai dieci maestri, la filosofia sikh, a differenza di altre fedi, non prevede assolutamente l’isolamento dal mondo o la pratica di una vita ascetica: i principi di base della religione prevedono infatti che la salvezza possa essere ottenuta da chiunque, uomo o donna, guadagni lavorando onestamente e condivida il guadagno con gli altri; inoltre, il sikhismo non accetta pessimismo né vittimismo arrivando a sostenere che “se necessario combattere, lo si debba fare sfoderando la spada”.
Non è questo un modo di dire evidentemente visto che i sikh, i quali nel corso della storia sono stati soggetti a varie persecuzioni e soppressioni, dovettero tirare fuori effettivamente le armi e fare enormi sacrifici per proteggere e preservare la propria identità e la propria fede. Fu questa la ragione per cui nel 1699, Guru Gobindh Singh, il decimo e ultimo maestro, inaugurò il Khalsa Panth, la “comunità sikh”, alla quale venne affidato il potere temporale e la responsabilità militare.

I membri del Khalsa che da allora vengono battezzati con l’appellativo/cognome Singh (“leone”) se uomini e Kaur(“principessa”) se donne, si distinguono dal resto della società per mezzo di cinque simboli, le cosiddette “Cinque K”, per via della stessa inziale che caratterizza le cinque parole che li definiscono: Kesha (capelli lunghi che non sono mai stati tagliati), Kangha (pettine di legno), Kara (braccialed’acciaio), Kacha (particolari mutande di cotone) e Kirpan (spada o pugnale).

Grandi personalità che sfoggiano fiere i loro turbanti coloratissimi e perfetti sono dunque i sikh che abitano il Punjab e che, nonostante costituiscano soltanto l’1,8% della popolazione indiana, hanno ottenuto riconoscimento in quasi tutti gli ambiti sociali e lavorativi: nell’esercito come nel campo agricolo, nello sport come nel campo industriale; ma soprattutto, grazie alla dedizione e allo spirito intraprendente troviamo che oggi molti sikh hanno varcato i confini della propria nazione per raggiungere tantissimi paesi del mondo, tra cui anche l’Italia dove, pur mantenendo vive le loro tradizioni, si sono perfettamente integrati con la società.

By Sonia Sgarella

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