03 06 2015 Autore Nome: Filippo Salvioni Cognome: Salvioni

ISLANDA, TERRA DI COLORI

Ci deve essere un motivo se tutti pensando all’Islanda, abbiamo in mente un quadro astratto fatto di coloripastello non facilmente definibili. Verde è il colore primario. Come il muschio, i licheni, le pianure, le distese di abeti tipici delle regioni nordiche e le valli incontaminate.

Il verde è uno dei colori che meglio descrive questa selvaggia isola posizionata nel nord dell’Oceano Atlantico. Verde, poi rosso, come la lava vulcanica, ma anche azzurro, come il cielo infinito, il ghiaccio eterno e il mare, presenza discreta, ma ingombrante che ti accompagna ovunque e fa correre la tuamente verso lidi – se possibile – ancora più remoti e irraggiungibili. L’Islanda è una terra isolata, viva e segreta, che nasconde un susseguirsi continuo di paesaggi mozzafiato, impossibili da dimenticare.

Un’isola di poco più di 100.000 Km. dove il pittore si è sbizzarrito con gli ambienti più disparati: ghiacciai, vulcani, cascate, geyser, spiagge nere, deserti, fiordi, dove le montagne terminano al mare e le strade, polverose quasi ovunque, disegnano pennellate, curve veloci e rettilinei interminabili. Ogni deviazione dalla RingRoad, la strada principale che segue tutta la costa, è buona per perdersi filosoficamente e letteralmente nella natura, nella magia dei suoi paesaggi artici e ammirare così le sue sfumature, i suoi odori, respirare a pieni polmoni quelle sensazioni che si sprigionano in noi.

Guidare verso l’entroterra, tra distese di sabbia nera e colline dalle differenti tonalità è un lusso che l’Islanda concede generosa, ma con l’invito di essere prudenti, di sapersi muovere su strade non battute e non sempre facilmente praticabili. E’ questa forse la vera fortuna dell’Islanda, basta percorrere un paio di chilometri, allontanarsi dalla costaverso l’entroterra e non aver paura dei fantasmi dei troll, per scoprire l’anima più autentica di questa isola remota.

La pista sale dolcemente, scende leggermente, attraversa pascoli di pecore, costeggia branchi di cavalli liberi allo stato brado e ci proietta in un mondo magico, così diverso da quello a cui siamo generalmente abituati. In lontananza, si scorge un imminente temporale islandese.

Le assi di legno di una baita lì vicino scricchiolano, un fruscio di brezza un po’ più forte e la pioggia fa capolino, immancabile. Rimanendo sulla RingRoad, invece il pericolo maggiore deriva dal desiderio, anch’esso sempre inagguato, di non voler mai terminare quel viaggio, continuare il periplo dell’isola senza fine, come novelli viandanti che viaggiano senza meta solo per il gusto di viaggiare.

Non si fa peccato nel provare a realizzare quel sogno ancestrale di “andare senza mai frenare”: avremmo la possibilità di ammirare la cascata di Skogafoss, un tumultuoso salto di acqua di sessantadue metri, che nonostante il suo fervore mantiene sempre inalterato il suo equilibrio e la sua perfetta armonia; Vik, un caratteristico villaggioimmerso spesso in una coltre di nebbia, grigia, affascinate; Jokulsarlon la laguna costellata di iceberg chesi specchiano nelle sue acque azzurre; la graziosa cittadina di Hofn affacciata sul mare.

E poi ancora più su, fino al lunare Lago Myvatn, la maestosa cascata di Dettiffoss, i fiordi e Akureyri con le montagne innevate sullo sfondo, la penisola di Snaefellsns con la rinomata Kirkjufell per poi tornare a Reykjavik, capitale ricca e vivace dove l’arte è vibrazione, e variazione a tanta abbondanza di creato.

Questa è l’Islanda, un’isola ricca e splendente.

Tranquillità e tempesta, conservate per sempre nei suoi scrigni naturali e nel cuore degli abitanti di qui, gente con il viso cotto dalla salsedine, incorniciato da unabarba incolta e da rughe profonde.

Chi la vive, fa di tutto per conservarla intatta, chi la conosce fa di tutto per immortalarla per sempre nei propri occhi. Ovunque ci si muoverà in Islanda ci si innamorerà della sua terra. Lassù in mezzo alla natura può anche passare per la testa l’idea che si potrebbe anche far l’abitudine a vivere così.

Che basterebbe una barchetta e un po’ di terra propria per star bene in questo selvaggio angolo di mondo sospeso nel vuoto. E forse in quel limbo spaziale e temporale si potrebbe anche trovare il tempo di terminare quel quadroastratto che abbiamo in mente, fatto con quella semplice tavolozza di colori: verde, azzurro, bianco.

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