09 03 2016 Autore Nome: Filippo Salvioni Cognome: Salvioni

BARACOA, IL VIZIO DELLA VITA

Ci andai la prima volta lo scorso agosto. Non conoscevo Baracoa e non avevo molte aspettative a riguardo. La guida cartacea che consultavo le aveva dedicato solo due misere pagine poco entusiaste. Anzi, ripensando a quei giorni cubani, lungo la strada che collega Santiago de Cuba a Guantanamo e poi continuando verso nord, lungo la Farola, credo che mi stavo preparando per il luogo più desolato di tutta l’isola. Mi domandavo perché comparisse solo sporadicamente sulle carte e perché veniva poco menzionata dai viaggiatori di Cuba. Vegetazione scarsa, spiagge sporche, tempeste tropicali, contadini rozzi e leggende false inventate solo per cercare un qualche riscatto storico-sociale latino. Mai fui più in errore.

Ora posso ammettere che con Baracoa fu amore a prima vista. Lontana oltre novecento chilometri da L’Habana, Baracoa è l’antitesi geografica e sociale della capitale cubana. Una città a prima vista diversa, fuori dal tempo, dove la vegetazione è rigogliosa e la gente allegra e disponibile. Difficile da collocare non solo sulla carta, ma anche in un’epoca precisa. Per facilitare l’immaginazione del lettore potrei definirla semplicemente come “un antico villaggio di pescatori affacciato sull’Oceano Atlantico”. Ma non è solo questo. È proprio l’infinito di quell’orizzonte su cui si specchia che la rende diversa da tutti gli altri luoghi. Una località sospesa, una comunità che guarda l’azzurro e sogna.

Baracoa è la città più antica di Cuba. Fondata da Diego Velásquez nel 1512, la leggenda narra che anche Cristoforo Colombo sbarcò qui nel 1492. Alla popolazione autoctona spettò il triste destino che accomuna molti popoli nativi: cacciati malamente oltre le montagne e sottomessi dai colonizzatori spagnoli. Eppure gli abitanti di qui oggi riescono a mantenere il loro carattere gioviale, fatto di quel mix di creolo e allegria, ornato da quell’indole indigena che sorprende ogni volta. Il centro nevralgico di questo angolo di Cuba è Plaza Indipendencia, sulla quale si affaccia la Catedral de Nuestra Señora de la Asunción: al suo interno è custodita la croce che, secondo le credenze locali apparteneva a Colombo. Da non perdere anche la Casa del Chocolate, una sorta di museo-bar (più bar che museo) del cacao, dove è possibile bere secondo l’opinione di molti, tra cui anche quella di chi vi scrive, la miglior canchanchara di tutta l’isola. Un must a base di cacao da provare assolutamente!

Interessante anche la Casa de la Musica e la visita ad alcune fincas, situate poco fuori il centro abitato: le escursioni nelle piantagione di cacao vi permetteranno di entrare ancora più in contatto con la vita quotidiana di qui e comprendere meglio il carattere gioviale dei cubani che qui vi abitano. Ma soprattutto Baracoa va vissuta in strada, tra le sue caratteristiche casette in legno colorate e sbiadite dal tempo, tra la sua gente. Baracoa va vissuta mescolandosi tra i giovani e i vecchi che cantano, ballano e rimangono ad aspettare l’alba del giorno nuovo seduti fuori dalle proprie abitazioni, all’interno delle quali, quasi sempre, è possibile scorgere un televisore dimenticato acceso, simbolo di un villaggio che mantiene intatto la propria identità, nonostante la modernità che in ogni altro luogo, non qui, avanza inesorabile.

Era l’ultima sera in quel pittoresco villaggio affacciato sull’Oceano Atlantico. Dalla terrazza dove avevamo appena cenato vedevo la Luna scivolare lontano verso l’orizzonte piatto del mare. Il malecon si stava tingendo di quei colori che rendono magico ogni malecon cubano. Gli odori si affievolirono e presto il vociare della gente sarebbe diventato il sottofondo comune a tutte le coste dell’isola. Mi domandavo come deve essere stata Baracoa ai tempi di Cristoforo Colombo. Credo non molto diversa. Una terra di sorprese, vizi e sussulti cubani. Scrissi a riguardo: Baracoa è il profumo di cacao sulla pelle. È il sapore di caffè sulle labbra. È il gusto di cocco nei suoi cocktail. Baracoa è il vizio della vita. Forse, hanno ragione gli abitanti di Baracoa a credere che Cristoforo Colombo sia davvero qui approdato.

L’uomo occidentale ammaliato dal fascino del mistero ha su questa terra vergine trovato alcune risposte ai suoi tormenti in mare. Terra amata e indimenticabile.
Io, come Cristoforo Colombo, resterò per sempre legato ai ricordi di queste sue anguste viuzze, a queste stradine malmesse sempre in salita e al volto vispo, scolpito dal sole e dalla salsedine, dei suoi abitanti.

By Filippo Salvioni

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