25 05 2016 Autore Nome: Sara Alzetta Cognome: Alzetta

Madagascar, una piccola Africa in una grande isola

Lo zaino è pronto, il cappello da esploratore è in testa, qualche indumento chiaro (perché si sa, in Africa ci sono le zanzare e i colori chiari non le attirano), e siamo pronti per partire. Dove andiamo? Oggi si parte per il sud del Madagascar, alla scoperta delle spiagge di sabbia bianca, della barriera corallina e dei parchi naturali.

Dall’aeroporto di Toliara è un attimo trovarsi distesi sulla sabbia bianca ad ammirare le acque turchesi del Canale di Mozambico. Nessuno di noi saprebbe se iniziare dalla spiaggia di Salary, Anakao o Morombe… che poi, perché citarne solo tre?
Una barriera corallina lunga 450 chilometri corre lungo le coste di questa sorprendente isola africana, barriera che corre da Andavadoaka a nord fino a Itampolo a sud.

Il fascino di un paese di mare va in parte anche ai suoi abitanti, ai “nomadi del mare”, se parliamo dei pescatori Vezo che devono questo soprannome al loro percorrere a bordo delle loro piroghe a vela quadrata, altrimenti dette laka, la barriera corallina alla ricerca di banchi di pesce da cacciare.

Toliara, o Tulear è una città ricca di sguardi e ricordi, passeggiandoci vi capiterà di incontrare
Mahafaly, Masikoro, Vezo e Antandroy, gruppi etnici che colorano la vita e le giornate della costa occidentale del Madagascar.

Probabilmente la popolazione Mahafaly non giunge come un nome nuovo alle vostre orecchie, infatti essi sono famosi per la costruzione di monumenti funerari, ornati dalla rappresentazione di scene di vita quotidiana, a forma quadrangolare e spesso sormontati da totem in legno intagliato, detti aloalo. Il momento della morte, e la sua celebrazione, è un rito di passaggio, una tappa fondamentale nel cammino dell’anima, pertanto un monumento funerario ne deve essere all’altezza. Ecco che si spiga il perché della grande dimensione: una pianta di anche 15 metri quadrati. Ma la bellezza di tali monumenti è anche data dal fatto che la costruzione è collettiva: tutta la comunità ne è coinvolta e le fasi più delicate sono accompagnate da cerimonie sacrificali di zebù, ovviamente il numero degli animali implicati cambia notevolmente in base al grado di importanza della persona.

Nello zaino per un viaggio in Madagascar non può mancare un piccolo libro che ha acceso la mia fantasia sin dalla tenera età. Un libro che mi ha fatto immaginare come potesse essere un parco naturale africano, un parco con questi maestosi alberi chiamati baobab.

“Ogni giorno imparavo qualche cosa sul pianeta, sulla partenza, sul viaggio.
Veniva da sé, per qualche riflessione.
Fu così che al terzo giorno conobbi il dramma dei baobab.
Anche questa volta fu merito della pecora, perché bruscamente il piccolo principe mi interrogò, come preso da un grave dubbio:

“È proprio vero che le pecore mangiano gli arbusti?”
“Si, è vero”.
“Ah! Sono contento”.

Non capii perché era così importante che le pecore mangiassero gli arbusti.
Ma il piccolo principe continuò:
“Allora mangiano anche i baobab?”
Feci osservare al piccolo principe che i baobab non sono degli arbusti, ma degli alberi grandi come chiese e che se anche non avesse portato con sé una mandria di elefanti, non sarebbe venuto a capo di un solo baobab.

L’idea della mandria di elefanti fece ridere il piccolo principe:
“Bisognerebbe metterli gli uni su gli altri…”

Ma osservò saggiamente:
“I baobab prima di diventar grandi cominciano con l’essere piccoli”.
“E esatto! Ma perché vuoi che le tue pecore mangino i piccoli baobab?”
“Bè! Si capisce”, mi rispose come se si trattasse di una cosa evidente.”

By Sara Alzetta

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