03 02 2016 Autore Nome: Filippo Salvioni Cognome: Salvioni

LANDMANNALAUGAR, IL CUORE D’ISLANDA

C’è una strada in Islanda che porta ad un luogo magico; costeggia un fiume sempre fuori dal suo alveo, gira leggermente a destra e ti proietta in una dimensione che non conosce tempo. Tutto lì è pervaso da un senso ovattato, sfumato.

Ci troviamo a Landmannalaugar, nella riserva naturale di Fjallabak, luogo che per molto tempo era meta esclusiva di geologi coraggiosi, backpackers fuori rotta o pastori stanchi. Ci troviamo nella capitale islandese della purezza, dei sensi dilatati, dei colori strabilianti e soprattutto della natura nella sua forma più autorevole e irruenta, dove gli elementi si sono divertiti a giocar gli uni con gli altri e a dar spettacolo di sé in una rappresentazione fatta di tinte e silenzi.

È un quadro vario, composto da colline color pastello, ripide creste e mari di nuvole. Il gioco incessante dell’aria, dell’acqua e della lava ha formato e deformato conformazioni rocciose che i rari raggi del sole dipingono con giochi di luce soffusa creando un senso di confusione e smarrimento che all’inizio può far girar la testa a chi non è abituato. Ma è una bella sensazione, si impara presto a conoscerla e apre il cuore all’ignoto, ci permette di entrare in un rapporto molto più intimo con la natura e con noi stessi. Di fronte all’immensità che circonda Landmannalaugar non si può rimaner impassibili o essere distaccati.

Sono diversi i percorsi che si diramano dall’isolato campeggio composto da uno sparuto numero di tende. Da qui parte anche il celebre trekking del “Laugavegur Trail”, sei giorni di cammino immersi in uno scenario che cambia quotidianamente: fumarole, ghiacciai, deserti e boschi rigogliosi, è proprio grazie al suo straordinario bioma che è citato spesso tra i migliori hiking del mondo.
Il consiglio per chi raggiunge questa remota regione dell’entroterra è quello di incamminarsi e perdersi tra i suoi sentieri. Ma fate attenzione perché a queste latitudini il perdersi può ben presto diventare poco allegorico e molto letterale.
Due sono le cime che sovrastano l’intera area: l’imponente Laugahraun e l’autorevole Brennisteisalda, facilmente raggiungibili in poche ore di cammino, le cui cime permettono una vista mozzafiato su tutto l’altopiano. Addentrandosi invece nelle profondità del campo di lava, subito dietro il campeggio, appaiono ripide pareti rocciose, dove il fiume si restringe e lascia spazio a distese di sabbia dall’incredibile color verde. Ci ricorda che siamo in presenza di una terra ricca di elementi minerari, ferro e zolfo, ma forse è più affascinante farsi sedurre dalle leggende islandesi e credere a quelle strane figure ancestrali che dimorano in queste terre. Secondo racconti antichi furono propri gli spiritelli di qui a scavare questi sentieri: si è circondati da pinnacoli neri, guglie irregolari e cuspidi rilucenti, alcune delle quali hanno chiaramente le sembianze di eremiti incalliti o monaci penitenti; forse è vero che non sono altro che tristi folletti pietrificati, troppo curiosi o in cerca di attenzione.

Due aneddoti ricordo delle innumerevoli volte che ho raggiunto Landammanalugar in compagnia di altri viaggiatori: la prima era un’espressione usata per enfatizzare quella vista intrisa di sapore antico, rock psichedelico e atmosfera sessantottina:

“Benvenuti nella moderna Woodstock!”.

Un’affermazione che risuonava come un eco musicale per tutto il campo ed era spesso seguita da una sorta di giustificazione, anche se in realtà l’esser lì non necessitava di giustificazione alcuna:
“Landammanalugar o la si ama o la si odia…”

Io sono convinto di amare quel posto così selvaggio. Dopo esserci stato una ventina di volte e aver vissuto – e combattuto – dentro di me entrambi i sentimenti, posso tranquillamente ammettere di amare Landmannalaugar. Mi manca il suo senso di libertà, di uguaglianza, mi manca quella comunità di viaggiatori – sognatori, mi mancano le sue escursioni fradicie e mi mancano, eccome se mi mancano, le notti passate a “mollo” nella pozza d’acqua calda in compagnia di globe-trotters simpatici, e a volte un po’ alticci, provenienti da ogni angolo del mondo solo per respirare quell’aria che profuma di libertà… e di zolfo.

Landmannalaugar è il vero cuore d’Islanda.

By Filippo Salvioni

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Una risposta

  1. Raffaele / 26 10 2017

    Bravissimo!
    Un racconto meraviglioso che mi ha portato con il cuore e con la mente in un luogo che visiterò presto.
    So già che mi prenderà la Sindrome di Stendhal.

    Grazie 1000 e buona luce!

    Raffaele

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