29 10 2015 Autore Nome: Sonia Sgarella Cognome: Sgarella

LADAKH: UN PARADISO SENZA TEMPO

Incastonata e protetta tra le maestose catene montuose del Karakorum e dell’Himalaya, in un territorio che si sviluppa dai 3000 agli oltre 6000 metri d’altezza all’interno dello stato federato del Jammu & Kashmir, sorge una terra incantata e pacifica: è il Ladakh, il “paese degli alti valichi”, un luogo magico e senza tempo.

Ci troviamo nell’estremo nord dell’India, ai confini con la Cina e con il Pakistan, in una regione a maggioranza buddhista che costituiva un tempo la parte più occidentale del Tibet, dove le antiche tradizioni religiose vengono scrupolosamente tramandate da padre a figlio e da maestro a discepolo.

Qui, ad un passo dal quel cielo che più blu non potrebbe essere, tra i paesaggi mozzafiato di un deserto d’alta quota punteggiato di cime innevate, si nascondono oasi di pace dal fascino suggestivo, pronte ad apparire all’improvviso davanti agli occhi del viaggiatore, il quale non potrà che rimanerne affascinato.

Piccoli mondi remoti dove le principali scuole monastiche del buddhismo tibetano trovano rifugio ed ispirazione, e dove ancora oggi, a distanza di secoli dalla loro fondazione, praticano invariati i rituali della fede, all’interno di monasteri che incantano e stupiscono per la loro bellezza, come fossero una sorta di miraggio.

Viaggiare in Ladakh significa lasciarsi trasportare indietro nel tempo in un mondo sospeso tra la terra e il cielo dove spiritualità e religiosità influenzano ogni aspetto della vita quotidiana dei suoi abitanti e dove il riconosciuto rispetto per la vita e per la terra vogliono essere di insegnamento non solo ai loro più prossimi vicini ma a tutti coloro che qui si recano in visita.

Il periodo migliore per visitare il Ladakh è quello che corrisponde all’incirca con la nostra estate, da maggio a settembre, quando lo scioglimento delle nevi permette la riapertura delle uniche strade carrozzabili che connettono Leh, il capoluogo, con il resto dell’India e più precisamente con Manali, in Himachal Pradesh, e con Srinagar, in Kashmir.

Leh, una piacevole cittadina di circa 27000 abitanti che sorge ad un’altezza di 3486 metri, costituisce la base e il luogo di partenza per tutti gli spostamenti che, seguendo i quattro punti cardinali, vi porteranno a scoprire gli angoli più nascosti di questa regione meravigliosa, sorta sulle sponde del leggendario fiume Indo il quale diede nome alla nazione intera.

Sarà proprio risalendo il corso di questo fiume maestoso che partiamo in direzione sud-est, seguendone la riva sinistra, dove sorge l’ultima dimora dei re ladakhi, costruita nel 1825 sul modello del palazzo-fortezza di Leh, ormai abbandonato. Si tratta dello Stok Khar, dove ancora oggi risiedono i discendenti della famiglia reale e al cui interno, nell’interessante museo, viene conservato un pezzo di storia del paese.

Proseguendo lungo la strada nella piana desolata seguono il monastero di Matho e quello di Hemis, il più grande e ricco del Ladakh facente capo alla scuola dei monaci Drukpa, i cosiddetti “berretti rossi”, la cui filosofia trova fondamento nel pensiero degli yogi Tilopa, Naropa, Marpa e Milarepa, quest’ultimo il massimo poeta che il Tibet abbia mai avuto.

Ripartendo da Leh sempre in direzione sud-est ma passando questa volta alla riva destra dell’Indo si susseguono il palazzo di Shey, il monastero di Thikse e quello di Stakna, il secondo dei quali rappresenta l’apice di straordinarietà per quel che ne riguarda l’architettura. Appartenente all’ordine riformato dei monaci Gelug-pa, ovvero dei “berretti gialli”, il monastero custodisce un’immensa statua di Maitreya, il Buddha del futuro, un tempio dedicato a Tara, divinità femminile e notevoli esempi di arte tantrica affrescati sulle pareti interne del Dukang, la sala della preghiera.

Prendendo quindi la deviazione verso il Lago di Pangong, lungo la valle di Sakti, ecco apparire il sorprendente monastero di Chemre, costruito nei primi anni del XVII secolo e dipendente tuttora da quello di Hemis. Poco più in là, all’estremità settentrionale della valle, il monastero di Tagthog, appartenente all’ordine Nyingma e costruito nei pressi della grotta dove avrebbe meditato Padmasambhava, colui che diede avvio alla diffusione del buddhismo in Ladakh.

A nord di Leh, superato il leggendario passo del Khardung La a 5359 metri, si estendono le Valli dei fiumi Shyok e Nubra, un tempo remoti avamposti lungo la via della seta dove, oltre ai monasteri di Diskit e Sumur, si nascondo luoghi di eremitaggio e laghi incantati, qui dove è possibile incontrare i famosi cammelli della Battriana.

Ad ovest di Leh, passato il monastero di Spituk e in direzione di quello di Lamayuru, una profusione di luoghi sacri e capolavori d’arte indo-kashmira: il monastero di Phyang, quello di Likir e di Alchi, quest’ultimo risalente al X secolo e che conserva tre gigantesche statue rappresentanti Avalokiteshvara, Maitreya e Manjushri, la triade più famosa del lamaismo.

Infine, ma che non esaurisce le meraviglie di questo paese, il Lago Tso Moriri, un’incantevole distesa di acqua salata a 4600 metri di quota. A circa 240 chilometri da Leh, il lago può essere raggiunto solo nei mesi estivi e previo rilascio di un permesso che ne limita l’accesso su base annuale.

Raggiungere lo Tso Moriri significa attraversare una regione di immenso fascino dove da millenni le popolazioni nomadi vivono nel silenzio di paesaggi grandiosi e infiniti, dedite all’allevamento degli yak e delle capre pashmina.

Un’ambiente d’alta quota incredibile dove l’azzurro dell’acqua e quello del cielo, il bianco candido delle nuvole e i colori di una spettacolare natura desertica d’alta montagna si incontrano e si fondono: una visione fantastica e senza tempo, qui nella terra della spiritualità, ad un passo dal paradiso, dove solo una mente divina potrebbe aver concepito tanta inimmaginabile bellezza!

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6 Risposte

  1. Silva Bianchi / 05 11 2015

    Sono stata in Ladakh lo scorso luglio. Non ne avevo mai sentito parlare di questa località, ma ho trovato un paese bellissimo e pieno di sorprese. Mi ha dato l’impressione di stare in cima al mondo.

    • Foto del profilo di Sara Alzetta Sara Alzetta / 05 11 2015

      Ciao Silvia, grazie per il tuo messaggio, ci trasmette un grande entusiasmo. Il Ladakh è un paese magico e rimane nel cuore dei più sensibili. Hai già scelto da quale altro paese vuoi lasciarti stupire?

      • Silva Bianchi / 06 11 2015

        ora il mio sogno è di andare in Giappone. Ciao.

  2. giusto cerutti / 07 11 2015

    Il Ladakh appare nel Tuo “diario” un luogo del “cielo”. Grazie di avermelo fatto scoprire, credo che non lo potrò più visitare. Resterà come una “favola ” che racconterò alla Mia nipotina.

    • Foto del profilo di Sonia Sonia / 07 11 2015

      Caro Giusto, sono felice di averti trasmesso tante belle emozioni ! Il Ladakh è davvero il posto che descrivi, un luogo da favola ad un passo dal cielo! Continua a seguirci !

  3. Luigi Leva / 26 05 2017

    Mio nipote diciassettenne andra’ a Ladack la prossima estate. Ho letto qualche cosa e sono rimasto affascinato.
    Se non avessi ottant’anni…Aspetterò il suo ritorno e il racconto delle sue esperienze. Luigi

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